L’era dell’apéro advertising

Dalla Newsletter di AITI Servizi del 22.03.2012

Fino a qualche tempo fa, in particolare le aziende prettamente orientate al B2B, preferivano rinunciare a forme di advertisement tradizionali poiché ritenute poco efficaci (se non addirittura poco necessarie) a veicolare il proprio marchio e i propri prodotti/servizi.

Oggi tuttavia – con una concorrenza sempre più agguerrita, con l’apertura di un mercato globale interconnesso e con una incessante e rapidissima evoluzione sia della tecnologia, sia dei gusti dei consumatori – non è più pensabile trascurare l’importanza della comunicazione e della creazione di valore percepito, anche nelle nicchie più settoriali.
Ed ecco che, in questo nuovo contesto, per farsi conoscere e per attirare l’attenzione di clienti (futuri o già esistenti), l’opportunità arriva – ancora una volta – dal web e dalle sue note piattaforme sociali: Facebook, Twitter, LinkedIn,….

I social media hanno, di fatto, cambiato radicalmente l’approccio alla pubblicità e alle varie strategie promozionali: con essi si abbandona la pubblicità urlata e si (ri)scopre il coinvolgimento diretto e personale.
Immaginiamo un locale all’ora dell’aperitivo: musica di sottofondo, moltissime persone, ognuna delle quali con le proprie idee e motivazioni peronali. E ora immaginiamo che un’impresa mandi, proprio in questo locale, due persone per promuovere un nuovo prodotto: la prima si organizza con megafono, volantini e striscioni; la seconda con qualche biglietto da visita e tanta voglia di ascoltare e raccontare storie interessanti.
Alla fine della serata, molto probabilmente, il tizio con il megafono avrà divulgato l’esistenza sia del brand, sia del prodotto a tutti i presenti, ma sarà anche risultato fastidioso e parecchio fuori posto. L’altro, invece, si sarà adoperato nel tentativo di ascoltare e di partecipare alle diverse conversazioni in corso, magari senza riuscire a raggiungere tutti, ma certamente suscitando un alto grado di apprezzamento e di coinvolgimento tra i presenti.

Se l’esperimento venisse ripetuto per giorni, settimane o mesi, è chiaro che il miglior risultato lo otterrebbe la persona che adotta la tecnica relazionale, mentre la prima sarebbe quasi certamente lasciata nella più totale indifferenza.

Per fare pubblicità nei social media, dunque, non è necessario investire grosse somme di denaro, essere insistenti o inventarsi campagne shock. Si deve piuttosto possedere la capacità di ascoltare, avere qualcosa di interessante da raccontare e lasciarsi coinvolgere nelle conversazioni.
L’ascolto, infatti, permette di capire che cosa si aspettano i potenziali clienti, che cosa pensano dei prodotti o dei vari servizi, quali sono le innovazioni e le migliorie da apportare. Avere qualcosa di interessante da raccontare non significa parlare solo ed esclusivamente della propria azienda o dei propri prodotti, bensì individuare dei temi che possano in qualche modo incuriosire ed invogliare i potenziali clienti a rimanere costantemente legati a quel marchio o a quel prodotto.
Infine, si interagisce con lo scopo di creare una rete di contatti e di relazioni con le persone, le quali – al momento di decidere un acquisto – preferiscono rivolgersi, del tutto naturalmente e spontaneamente, a qualcuno che già conoscono, piuttosto che andare a ricercare ciò di cui hanno bisogno altrove.
Siamo entrati nell’era della pubblicità-aperitivo e della scoperta di una nuova forma di comunicazione: più personale, più vicina alle persone e, dunque, ai potenziali clienti.

Ryan Vannin,
Titolare di Plastical**

**Plastical è un’agenzia di consulenza in comunicazione e strategia aziendale che si rivolge in particolare a start-up e imprese ad alto valore aggiunto, operanti in un mercato globale. Essa crede nell’innovazione e nelle opportunità offerte dalla tecnologia per far conoscere e promuovere marchi, servizi e prodotti. Grazie alla creatività del suo titolare aiuta le imprese a distinguersi e ad essere coinvolgenti, uniche e memorabili.