Intervista AITI – “I social network? Per le PMI una grande opportunità”

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Articolo su AITI.ch

Se sfruttati nel modo giusto i nuovi mezzi di comunicazione possono rivelarsi armi vincenti

“I social network, ma più in generale i social media, sono una grande opportunità per le PMI, perché permettono a chiunque, individuo o impresa, di accedere ad una vastissima rete di contatti in quasi ogni angolo del mondo, in brevissimo tempo e a costi relativamente contenuti”. Così Ryan Vannin esperto di comunicazione e marketing, nonché direttore creativo dell’agenzia di consulenza specializzata in pubblicità, strategia aziendale e web design Plastical Sagl, prova a spiegare perché (anche) le aziende alle nostre latitudini dovrebbero cominciare a sfruttare i social network per “farsi conoscere e far conoscere il proprio brand o i propri prodotti e servizi”.

“Aziende già note, come Starbucks, Nike, Coca Cola e Mc Donald’s – afferma Vannin – hanno infatti saputo sfruttare i social per estendere e aumentare il loro impatto promozionale nei confronti dei propri clienti, mentre aziende, prima sconosciute o emergenti, come Red Bull, JetBlue Airways, Go Pro e Zara, si presentano e creano un fortissimo impatto su centinaia di migliaia di persone, per non dire milioni”.

Accedere a una vastissima rete di contatti non significa però avere in automatico un fortissimo impatto su centinaia di migliaia di persone.

Premettendo che, anche se leggermente in ritardo rispetto agli USA e ai paesi forti dell’UE, Germania e Inghilterra in testa, il fenomeno dei social network si sta diffondendo lentamente anche alle nostre latitudini, tant’è vero che è sempre meno frequente incontrare qualcuno che non abbia un profilo su Facebook, LinkedIn o (e aggiungo finalmente) su Twitter, oggi le imprese grazie ai social network possono individuare e collegarsi in modo molto più facile ad un specifico target di utenti, più incline ad ascoltare – in termini commerciali – ciò che hanno da offrire. Creando una strategia mirata è infatti molto più facile ottenere dei risultati per una frazione di quanto si dovrebbe investire con le tecniche promozionali tradizionali.

Tuttavia, se non in termini monetari, una presenza che si vuole di successo richiede molto più investimento in tempo e in creatività, perché l’utente medio dei social ha imparato a riconoscere e ad essere quasi immune a qualsiasi forma di pubblicità esplicita. Infine, le conversazioni oramai nascono e proliferano online: un’azienda che ha delle relazioni con gli individui non può più non considerare nelle proprie strategie questi canali. È ciò vale sia per mantenere i contatti con i propri clienti e sia per trovarne di nuovi e in nuovi mercati, magari fino ad ora mai esplorati.

Quali social network sono più adatti alle esigenze di una PMI?

Tutti i social network sono adatti, dipende però com’è l’approccio e qual è la strategia di fondo. Certamente non si può prescindere da YouTube, che però non è un social network perché in realtà è una piattaforma di condivisione, alimentata dalla comunità.

Ma tralasciando le definizioni, è in assoluto lo strumento più efficace ed immediato per condividere informazioni di natura promozionale. Un bel video è ciò che oggi permette in pochi minuti di spiegare chi si è, cosa si fa e qual è il valore aggiunto per il cliente. Inoltre, essendo legato a Google, YouTube agevola la faticosa conquista delle prime posizioni nel motore di ricerca, il che, ancora oggi, è un fatto da non trascurare. Il perché è presto detto: una persona su due – per abitudine o per ignoranza dello strumento – preferisce cercare il nome dell’azienda piuttosto che immettere l’indirizzo con il www nella barra corrispondente; già solo questo fatto obbliga un’impresa a fare di tutto per essere trovata al primo colpo.

Tornando ai social network, ovvero alle piattaforme concepite per fare “relazione”, Facebook, Twitter e LinkedIn devono far parte della lista; meno usati, ma non per questo da trascurare, Google+, Foursquare e Pinterest.

Ogni social ha però le sue peculiarità e caratteristiche, e forse per un certo tipo di impresa, uno è più adatto rispetto all’altro. È così?

Sono dell’idea che già solo per il fatto di non rischiare di perdere il proprio nome (magari da un cosidetto “scammer” – ovvero un malintenzionato che si registra con un nome utente di un’azienda per poi rivenderlo o per usarlo con intenzioni poco serie) varrebbe la pena di registrarsi in ognuno di essi.

Molte imprese non tengono conto del fatto che le relazioni non avvengono tra azienda e individui, ma tra individui e individui. Questo è un aspetto importante perché spesso si sente dire che Facebook non è ideale per il B2B. In verità per le imprese altamente specialistiche e verticali basta esporre nei social i loro manager o CEO: nel tempo e con una strategia intesa a far emergere le competenze, la professionalità e la credibilità con post mirati, articoli di settore condivisi e un tocco di originalità, è facile raggiungere un seguito di migliaia di persone. Ciò, indirettamente, accresce la reputazione della propria attività e di conseguenza l’attenzione di potenziali clienti, anche se si opera in una nicchia di mercato.

In un periodo di forte crisi e con una concorrenza sempre più agguerrita, il fatto di “marcare presenza” anche su Facebook e il suo miliardo di iscritti, può essere un canale da non sottovalutare.
Val la pena di essere in Twitter, senza spiegarne il funzionamento, solo per il fatto che le notizie oramai nascono da questa piattaforma e i suoi tweet. Si possono seguire indistintamente personaggi illustri o il vicino di casa (se scrivono qualcosa di interessante). Si può essere seguiti e avere un numero interessante di follower che porta, anche in questo caso, ad una maggiore visibilità e un più alto riconoscimento da parte della propria clientela.

Certamente non si può non avere un profilo su LinkedIn, piattaforma prettamente orientata al business che ha come caratteristica la condivisione di curriculum virtuali. Le imprese, su questa piattaforma, sono meno importanti, anche se la presenza di un profilo aziendale che contempla i suoi collaboratori è sempre più indispensabile agli occhi di nuovi potenziali clienti o di quelli esistenti. E il fatto che si possa decidere cosa e quanto rivelare di ognuno lo rende un buon strumento per gestire contatti importanti, senza peraltro essere invasivi.

Qual è il modo giusto per un’impresa per sfruttare appieno le opportunità dei social network?

Non esiste un modo giusto o uno sbagliato. Fondamentalmente bisogna tenere in considerazione ciò che sta alla base del networking, ovvero le relazioni. E le relazioni si fondano tra le persone. Certamente, una persona può seguire un brand, ma chi risponde con pertinenza dall’altra parte è comunque un’altra persona. I social sono da immaginarsi come un aperitivo, ma di dimensione globale.

Ad un aperitivo, certamente non è chi urla più forte o chi se ne sta sempre in silenzio ad avere le maggiori opportunità di successo, bensì colui che si adopera per intrattenere e lasciarsi intrattenere dagli ospiti. Si conversa. E metà della conversazione nasce dall’ascolto.

Bombardare l’utente con costanti messaggi, senza però essere disposti a sentire e comprendere le sue esigenze non è molto lungimirante. Non lo è nemmeno starsene in disparte, perché non partecipando è difficile che nascano relazioni utili. Ascoltare vuol anche dire cogliere opportunità: ogni giorno centinaia di persone pubblicano di tutto, vero, ma tra foto di gatti e la foto dell’ultima sbronza, vi sono anche richieste per saperne di più su servizi e prodotti specifici.

Individuare tali richieste è qualcosa che prima dei social non era possibile; in tal senso, lo ascoltare, permette dunque di anticipare problemi o crisi, ma anche scoprire nuove possibilità inattese.
Inoltre non si devono sottovalutare tempi e risorse: i risultati si possono riscontrare e analizzare solo a medio-lungo termine. Con i social le tecniche promozionali del passato non hanno alcuna efficacia, a meno che non si sia già affermati o noti. Se invece si parte da sconosciuti o semi-sconosciuti l’unica possibilità è quella di partecipare con originalità e autenticità, investendo parecchio tempo e rimanendo costanti per mesi o anni.

Si può, tuttavia, tentare la strada della “viralità”: anche se riuscire ad avere un successo dirompente è un fatto estremamente raro, inatteso e molto spesso illogico (leggevo, non ricordo dove, che è più facile vincere alla lotteria che ottenere più di 10 milioni di visite su YouTube, in termini statistici).