Le arrabbiature della domenica

La stampa domenicale aiuta ad incrementare il numero di giri in zona inguinale!

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Ma come si fa – cara redazione de Il Caffè – a non ammettere che abbiamo un problema vero, di natura sociale ed economica che ci sta… No, che ci ha già investiti?

Butto giù qualche considerazione, per rallentare il giramento e sfogarmi un po’…

Non me ne voglia nessuno, ma l’Homo ticinensis ha uno spirito imprenditoriale e una capacità di re-inventarsi latente. Non per colpa sua, credo, ma perché la tipologia di vita, voluta dalla nostra società e dalle nostre istituzioni ha sempre favorito uno stile di vita discreto, sobrio, senza premiare l’iniziativa e che ci ha resi dipendenti di un modello lavorativo monosettoriale (terziario, ovvero banche, assicurazioni, fiduciarie, etc). Ci ha portato benessere e ricchezza, vero. Ma oggi tutto questo sta sparendo. E riuscire ad infondere uno spirito di cambiamento, con i “freni” tirati perché la politica è distratta e auto-referenziale, è veramente difficile. E così, in ritardo di 50-60 anni rispetto ai nostri vicini italiani, siamo tutti chiamati ad imparare ad arrangiarci, a diventare più furbi e ad accontentarci di avere meno, ma avere tutti. Ma anche volendo, se siamo tartassati da sempre più imposte, una cassa malati che non ci dà respiro e con sempre meno possibilità di trovare posti di lavoro in grado di permetterci di pagare affitti fuori mercato (perché, ahimè, sono fuori mercato: 3’000.-/mese per un 4 e 1/2 in zona Lugano non è una pigione moderata…), che cosa possiamo fare?

Fa ridere leggere che un esperto informatico in media può arrivare a guadagnare più di 12’000.- al mese. In pratica 12 volte più di quanto un laureato del Politecnico di Milano prenderebbe in Italia. Fa anche ridere proporre il salario minimo di CHF 4’000.- al mese. Chi ne prende 6’000 oggi si sentirebbe facilmente dire: “di che cosa ti lamenti? Ti pago il giusto per legge e se non ti sta bene fuori ci sono altri che fanno la fila”.
E allora via, a lavorare lui e lei, lasciare i bambini all’asilo Nido (che costa altri mille bigliettoni) e continuare a cercare di prenderne sempre di più, praticamente incuneandosi in un vicolo cieco economico.

Dall’altra parte le imprese, che non ce la fanno più, sono chiamate ad operare in un mercato che pretende margini ridotti all’osso e costi sempre più bassi. Dove si taglia? Si taglia sui costi del personale e si fa una scelta drammaticamente necessaria, per salvarsi dalla bancarotta e non rischiare di chiudere. Il problema per queste realtà non è l’imposta sull’utile delle persone giuridiche (devono fare anche utili!), ma è poter operare in un regime di concorrenza equa e senza inutili ostacoli burocratici. Purtroppo non è così: si parla di amnistia fiscale, ma si dovrebbe forse parlare di un rilancio economico e occupazionale degno di questo nome.