Le relazioni pericolose

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No, non parlo di tradimenti. O meglio, non in quel senso.

Nella mia vita ho incontrato un sacco di persone. Tante, tantissime, hanno sempre avuto il mio rispetto per quello che facevano, per come si ponevano e soprattutto per come si atteggiavano nei miei confronti. E ancora oggi ce l’hanno e sicuramente l’avranno finché campo.

Nella mia testa ho una lista di “no go”, errori madornali che “tolgono” punti alla mia predisposizione a voler trascorrere tempo con loro. Il mio è un po’ uno sfogo e un modo per esprimere il mio disappunto e la mia delusione per alcune cose che mi sono capitate recentemente.

La prima cosa è la falsità: odio, tantissimo, sentirmi preso in giro. Non per essere immodesto, ma ho un istinto quasi naturale a sentire (quasi sempre) la puzza di fregatura a chilometri di distanza. Provare a farmi fesso è quanto di più sbagliato si possa fare per avere una relazione (professionale o personale) con il sottoscritto. Ho buona memoria, e lo so. Barbara 9 volte su 10 dice che ho ragione. E quando non ce l’ho mi scuso e cerco di porre rimedio. Ma quando ho ragione e mi si vuol far credere che sono lo sprovveduto di turno, da parte mia si alza la barriera della fine del rapporto. Sono un testone, e facile all’arrabbiatura. Ma l’ipocrisia è una delle cose che trovo più miserrime del nostro essere umani. Piuttosto ditemi in faccia che sono uno “str**zo”. Se avete ragione (e spesso faccio in modo che io lo sia) andiamoci anche a bere l’apero insieme. Almeno so cosa pensate di me, e siamo in chiaro. Io accetto e siamo amici come prima oppure individui che condividono un breve momento e che mai più dovranno condividerne altri insieme. Facile, no?

Il secondo punto sulla mia lista è l’opportunismo. Io in passato sono spesso stato un po’ opportunista, e addirittura con due dei miei più cari amici. Esserlo spesso è un po’ un fatto di mancata empatia nei confronti del prossimo, con l’aggiunta di una punta di inconsapevolezza. Diciamola, chi è opportunista è un po’ uno sprovveduto…. Cmq, in tempi non sospetti, i due me lo hanno fatto notare e nei loro confronti spero di aver “pagato” pegno. Anzi, ora — ogni tanto — sono loro ad approfittarsi di me. Ma ci sta e, in fondo, è anche un po’ una scusa per rivedersi e mantenere i contatti. Si cresce, la quotidianità ci allontana e dunque ben venga la richiesta di un favore per vedersi e raccontarsi un po’. Ma sono amici, li conosco da oltre venticinque anni. Chi invece diventa un conoscente e vuole approfittarsi di me si merita un bel: “ma va da via ai ciapp!”

La terza della lista è la finta modestia (o il vittimismo, che per me sono la stessa cosa). Le persone che sanno di essere in gamba e si auto-flagellano, lamentandosi, sentendosi vittime quando non lo sono, non le ho mai sopportate. Ho la convinzione che siamo e sempre saremo solo noi gli artefici delle nostre scelte. Nessuno ce le impone (a meno che non ci puntino una pistola alla tempia, ma è un caso già particolare) e nessuno ci obbliga a vivere situazioni che ci fanno star male. E allora non posso sopportare chi si crogiola e ricama delle sue disavventure per aver qualcosa da dire o di cui lamentarsi, senza poi far nulla per cambiare realmente le cose. Il vittimista è un essere pericoloso, perché se poi gli fai notare che, in fondo, le cose le può cambiare, stranamente tu finisci per essere quello che non capisce. E se fino all’altro giorno si appoggiava a te e tu eri quello dalla sua parte, dopo aver detto che in fondo è lui a non sbattersi, diventi il suo peggior nemico… E, paradossalmente, in poco tempo il finto modesto — la vittima — si allea con la persona della quale fino a prima si sentiva proprio minacciata. E contro chi? Ma contro di te, perché l’hai — secondo la sua opinione — tradita. È un essere triste chi si comporta così. E se divento il suo argomento di discussione per i prossimi 2 mesi mi sta anche bene. Pensa un po’… Io non ricordo nemmeno più chi era.

Sono una persona semplice e CHE DICE QUELLO CHE PENSA, anche se non è “politically correct”. Chi mi conosce lo sa. Un buono e un ingenuo a volte. Facile all’arrabbiatura e anche un po’ distratto altre. Mi piace la chiarezza e la trasparenza, come — spero — a tutti. Ma stavolta lo scrivo, almeno è anche esplicito!