5 espressioni da non usare più

Un editoriale un po’ fuori dagli schemi, forse anche fuori dalle righe?
Non saprei… Quello che però mi sembrava giusto far notare è che, in un mondo dove si cerca di sintetizzare e semplificare anche i concetti più complessi in slogan e claim, ancora troppe persone prendono in prestito modi di dire e formule che hanno determinati significati in alcuni registri, ma che non dicono assolutamente nulla o sono fuorvianti in altri. O semplicemente sbagliati in tutti i sensi.

In questo periodo prenatalizio ho perciò pensato di elencare le 5 espressioni che personalmente reputo non debbano più essere utilizzate… Con la speranza che quanto sotto possa fungere da spunto quale buon proposito per il 2015.

Pronti? Eccoli!

1. Soddisfare le esigenze del cliente

Non si può più leggere, sentire, immaginare. È talmente abusato e usato da quasi tutte le imprese del nostro territorio che ho come l’impressione che dal primo che l’ha usata in poi tutti gli altri l’abbiano copiato senza problemi. Ma qualcuno si è mai posto la domanda di che cosa veramente ciò significhi? No?
Ve lo dico io. Se io, cliente, vengo da te, azienda, il minimo, ma proprio il “basic” del rapporto che mi aspetto per i soldi che ti pago, è che tu mi dia quello che effettivamente mi aspetto. Cioè, tu azienda ti vanti per fare ciò che devi fare dal principio? Detto in altre parole, è una cosa di cui andare fieri e da mettere su di un testo pubblicitario? Eh già, perché io, cliente, sono così scemo da venire da te con la falsa speranza di ottenere il servizio o il prodotto per cui ti pago…
Assolutamente da abolire!

2. Soluzioni all’avanguardia

Questa è stupenda! Tendenzialmente le persone sono talmente ancorate al passato che preferiscono acquistare proposte antiquate e fuori mercato, vero? Vuoi mettere l’importante ingombro di un televisore a tubo catodico senza presa HDMI rispetto ad un flat screen full hd con 4’000 canali? Oppure un bel mangiadischi portatile invece di uno smartphone di ultima generazione? O un sito in Flash che nessuno ormai vede invece di usare lo stack JS/HTML5/CSS3? Oppure farsi consigliare una bella abitazione con scaldabagno/boiler elettrico e un impianto a nafta quando è da 10 anni che si promuovono formule a ridotto impatto ambientale? E poi, diciamocela: ciò che proponiamo noi in Ticino, a meno che non sia in ambiti di ricerca o di progetti e servizi innovativi e decretati tali da chi ne sa, è spesso roba che in altri paesi è già standard da un pezzo. Onestamente, mi fido di più di chi mi informa che offre gli “standard attuali”; è più significativo.

3. Solida esperienza internazionale

Va bene, bravi. Ma a me, detto francamente, cosa cambia? Io desidero l’esperienza sul territorio, capire i problemi e le conseguenze di certe scelte operate qui, non altrove. Se poi l’esperienza internazionale è Ticino e Piemonte/Lombardia (non che sia sbagliato semanticamente, ma con internazionale mi aspetto almeno paesi distanti qualche migliaio di chilometri) il suggerimento è: fatene a meno. Con la commistione di culture alla quale stiamo assistendo oggi, pubblicizzare il raggio d’azione entro 100km e spacciarlo per internazionale fa tenerezza, per non dire pena. In un mondo globalizzato se non si è almeno lavorato in Cina, Giappone, Australia, Sud America, Paesi del Golfo e Stati Uniti, è meglio dire “Attivi regionalmente”.
Ps.: anche nei CV, meglio evitarlo

4. Ottimo rapporto qualità/prezzo

Originariamente era un claim pubblicitario, poi è diventato di uso comune (alla faccia dell’originalità). A meno che non sei parte di una catena della grande distribuzione e il tuo fattore di differenziazione si gioca sul prezzo delle merci, è una espressione assolutamente insensata. Sei conveniente? Bene! Ma non posso credere che tu riesca a darmi qualità se costi parecchio al di sotto della media. In generale, noi come clienti già da tanti anni abbiamo imparato a diffidare da questo genere di proposte e promesse. Se costi poco, vali poco. Se promuovi qualità, allora costerai di più. Ovviamente, dipende da cosa tu intenda con qualità e cosa intenda io… Insomma, no. E poi è veramente Anni ’80 (sul “genere soddisfatti o rimborsati”).

5. Siamo gli unici in grado di risolvere questo problema…

Credo che ormai si sia capito che l’unicità è la risultante di una moltitudine di elementi combinati. Insomma, difficilmente mi lancerei nell’affermare che nessun altro — se ciò che si vende o si propone ha un certo valore sul mercato — fa ciò che sappiamo/facciamo noi. Al limite si può dire che si è stati i primi, ma non gli unici. Penso allo smartphone: i primi sono stati quelli di Apple, poi sono arrivati anche gli altri. L’unicità è decretata da 2 soli elementi: si ha un brevetto solido oppure si è monopolisti. Se così non è la frase sopra è semplicemente una menzogna. La girerei, e allora sì che ha un suo valore, in questo modo: la nostra soluzione risolve questo problema in maniera unica.

6. (bonus) Ad alto valore aggiunto

Anche noi ci siamo cascati, ma non si può più sentire… Vuol dire tutto o niente se usato fuori contesto. Nel suo contesto, ovvero in ambito di politica economica, significa la risultante di azioni in grado, dopo 1 o più cicli di generare del valore con effetti diretti, indiretti e indotti in un determinato territorio e in un determinato periodo di tempo.

7. (bonus bis) Startup

Sei un parrucchiere? Non sei una startup. Sei uno shop online e vendi vestiti disegnati da te? Non sei una startup. Sei una web agency che si lancia nell’editoria digitale? Non sei una startup. Hai pensato ad un nuovo modo di prenotare i ristoranti? Sei una startup. La differenza? Una startup è un progetto imprenditoriale ancora in fase di esplorazione del suo mercato (tendenzialmente globale), con un potenziale di crescita molto rapida e di scalabilità esponenziale… Non ti ho convinto: vai su Amazon.com, metti “startup” nel campo di ricerca, acquista un libro con un buon rating, e poi ne riparliamo.

Auguri di Buone Feste e un ottimo inizio di 2015!