Ancora troppa paura di raccontarsi

Fra poco più di un mese Tipiù spegnerà la sua prima candelina. Sono passati già undici mesi da quando abbiamo lanciato il nostro e-magazine ed è tempo di bilanci, anche dopo la lunga estate durante la quale ho deciso di trattenermi dallo scrivere editoriali “tanto per…”.

Innanzitutto un grazie enorme a te che ci leggi. Se non fosse per la tua (fedele) presenza non potremmo esistere! Un altro doveroso ringraziamento va invece alle istituzioni e agli enti che regolarmente ci coinvolgono e che ci danno materiale da diffondere nella community delle startup e degli imprenditori della Svizzera italiana.

Una “tiratina” d’orecchie invece alle startup e alle imprese. Ci siamo resi conto che la fonte principale dalle quale dovremmo attingere le notizie si rileva la meno solerte a raccontarsi e/o a farsi raccontare (tranne le dovute eccezioni).

Come sempre le mie parole rischiano di essere fraintese, ma il mio è solo un appello, non un’accusa. So benissimo che cosa significa fare impresa e quanto poco tempo ci sia da dedicare ai “nice to have”, tuttavia, se non si fa sapere all’esterno dei propri traguardi e successi, è ben poco probabile che l’attenzione di chi possa dare una mano e/o sostenere un progetto o un’impresa rimanga presente a lungo.

Da qualche parte avevo letto che, nel mondo, la stessa idea nasce nella testa di almeno altre 20 persone… Poi, per una serie di circostanze, magari solo mezza dozzina si concretizzano in potenziali business.
Inoltre, sono cambiati i tempi degli NDA (non-disclosure agreements) o delle clausole di riservatezza. Le idee non contano nulla senza esecuzione e se Tipiù (ma anche le altre testate) vengono a sapere che un certo progetto o una certa startup è attiva, vuol dire che c’è “ciccia” a sufficienza per redigere un bell’articolo e parlarne bene.

In particolare due sono stati i momenti in cui mi sono reso conto di quanto “intensa” sia questa (la chiamo così perché non trovo termini più appropriati) “paura” di raccontarsi. Il primo momento a luglio, quando Startupticker.ch ci ha coinvolti come corrispondenti per il Ticino e con un certo imbarazzo gli abbiamo dovuto spiegare che il Ticino imprenditoriale era in “vacanza” fino a fine agosto e pertanto vigeva il silenzio stampa. Il secondo, in occasione di Hack the City, ché per parlare con un CEO o un founder di qualche startup sembrava di chiedere udienza al papa. Certo non siamo né la RSI e nemmeno una testata importante come il Corriere del Ticino o La Regione, ma nel nostro piccolo abbiamo 80’000 page views e una rete di contatti ben profilata, all’erta e vigile nel sapere chi sono le imprese di successo di domani. Perché non farci una pensata?

Ripeto, comprendo e capisco che le priorità per un imprenditore possano sembrare altre, ma il raccontare dei propri traguardi o dei propri successi non è mai tempo sprecato. Soprattutto se chi vi legge ha anche i mezzi per farvi fare il “salto” nella raccolta fondi (vitale per sopravvivere) e entrare in contatto con potenziali partner e/o collaborazioni preziose. L’esempio più eclatante è Clara (ex Smart Jacket): dalla SUPSI sono arrivati a MassChallenge Londra sfruttando anche il nostro canale. Ma anche il CEO e founder di Beyounic Nick Balestra ha avuto il suo momento di popolarità sia su T+ e sia su Startupticker.ch: di sicuro, oltre al talento, un po’ di promozione non gli farà di sicuro male per raggiungere nuovi obiettivi, sia personali e sia aziendali.

Ma torniamo a te, startupper silenzioso. Quando ci dici che non è il momento di raccontare della tua impresa ci chiediamo sempre se mai arriverà quel momento. La scusa del “sito non ancora pronto”, del “stiamo cercando nuovi partner”, del “non abbiamo ancora l’ufficio” o del “non abbiamo foto decenti” ai nostri occhi — e lo ripeto per la terza volta — ci sembra solo motivata dalla paura. Una paura che è lecita, ma che come imprenditore è un po’ fuori luogo. Sai perché? Perché ciò che hai deciso di fare, cioè lanciarti in un’avventura così rischiosa e difficile, è già un atto di coraggio immenso e non c’è nulla di cui vergognarsi. Anzi, è un motivo di orgoglio e vanto che merita di essere fatto conoscere e raccontato a tutti.

Noi siamo qui per questo, e siamo qui per te. Basta aver paura. Ti aspettiamo!