La noncuranza e le opportunità che non vogliamo cogliere

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Se qualcuno oggi mi dovesse chiedere che cosa mi spaventa più di ogni altra cosa gli risponderei, senza esitazione, che è la noncuranza. È un atteggiamento infido, peggiore forse dell’indifferenza o della malizia, perché definisce un fare qualcosa tanto per poter giustificare di aver fatto, senza tuttavia preoccuparsi del come, del perché e, soprattutto, del risultato ottenuto.

Prima di continuare a leggere, vi invito a fare un test di agilità mentale. Prendetevi qualche minuto per completarlo.

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Test d’agilità

Fatto? Se la risposta è affermativa continuate pure. Altrimenti, beh… Permettetemi di definirvi noncuranti!

Seriamente, la noncuranza è sorella minore della negligenza, ma è parente stretta dell’approssimazione e del semplicismo nei casi più eclatanti, della fretta e dell’ignoranza in quelli — che però non devono essere giustificati — meno. La negligenza, tra l’altro, è punibile (Art. 12 cpv. 3 del Codice Penale). Infatti commette un crimine o un delitto per negligenza chi, per imprevidenza colpevole, non ha scorto o non ha tenuto conto delle conseguenze del suo comportamento. L’imprevidenza è colpevole se non sono state usate le precauzioni richieste dalle circostanze. Anche il diritto privato, secondo l’art. 41 cpv. 1 del Codice delle Obbligazioni, considera illecito un danno provocato da negligenza con tutta una serie di ripercussioni in ambito civile che fanno riferimento direttamente alla responsabilità.

Senza tuttavia voler scomodare il Diritto federale, tutti noi notiamo che, senza girarci troppo attorno, c’è una diffusa affezione da noncuranza. La noncuranza è un approccio, un modo di affrontare i problemi. Tutti, me compreso, abbiamo svolto un compito senza preoccuparci del perché e del risultato finale. Siamo anche stati vittime, nel senso che sicuramente a causa della noncuranza di qualcuno ci siamo ritrovati a dover risolvere — magari imprecando — le conseguenze di un’azione poco attenta. Un nome dimenticato, un banale errore nell’indirizzo, una fattura destinata a un terzo, una mail inviata con tutti gli indirizzi in chiaro, un link che non funziona, una citazione errata, un commento fatto a sproposito su Facebook, etc. Questi, insieme a molti altri, sono solo alcuni esempi di quello che possiamo tranquillamente catalogare come noncuranza. La conseguenza della noncuranza è, per chi la subisce anche quando non implica questioni legali, una chiara scocciatura e fonte di enorme frustrazione.

Forse potrà sembrare banale, ma riparare la noncuranza ha dei costi e anche delle conseguenze. Piccole dimenticanze o approssimazioni probabilmente non hanno effetti rilevanti. Tuttavia, se la noncuranza è sistemica e ricorrente, cosa può accadere? A mio parere un atto di noncuranza può addirittura portare a decisioni errate e distruttive che si ripercuotono a cascata su tutta la società.
La tassa di collegamento, nata con intenti più o meno nobili, alla fin fine è figlia, ahinoi legittima, di una noncuranza nella ricerca e chiara definizione di chi sarebbe stato chiamato a finanziarla. La noncuranza nel voler trovare tutte le opportunità dell’imminente apertura di Alptransit arrischia di tagliarci fuori dall’asse alpino e di trasformare, se già non è così, il Ticino in un territorio di passaggio tra due metropoli perdendo tutto il benessere costruito con molti sacrifici.

Approssimare e semplificare le nostre azioni nei confronti di opportunità evidenti è un ulteriore fenomeno che notiamo tutti i giorni. Da diverso tempo noi di T+ siamo costantemente in contatto con i principali decisori delle politiche economiche cantonali. Anche loro notano una certa disattenzione e superficialità nel voler approfondire gli innumerevoli strumenti legali messi a disposizione per rendere il nostro Cantone sempre più competitivo e pronto ad affrontare la sfida dei mercati globali. Uno strumento come lo è la legge sull’innovazione economica è praticamente passata inosservata, eppure permetterebbe a qualsiasi azienda — votata all’innovazione — di beneficiare di una serie di incentivi per investire o crearsi nuove opportunità. Ciò è dovuto a noncuranza? Non si può sapere, ma sicuramente è una delle cause.

Sforzarsi di essere precisi, puntuali e attenti su ciò che si fa è oneroso. Quelle elencate sono caratteristiche che molti di noi ci attribuiamo (soprattutto nei curriculum vitae), ma che sempre meno dimostriamo nella realtà. È un peccato, perché la differenza, oggi più che mai, è nei dettagli e nei piccoli gesti che dimostrano, forse al limite della pedanteria, di aver compiuto tutti i passi necessari per portare a termine un compito a regola d’arte. Qui sbagliamo tutti: attribuiamo un merito a chi svolge con maggior rapidità un lavoro, spesso a scapito di chi lo fa meglio.

La noncuranza è un problema diffusissimo, difficile da risolvere e probabilmente figlia dei giorni nostri. Eppure, per sradicarla, basterebbero piccoli cambiamenti nel modo di approcciare le cose da parte di tutti noi. È vero, richiede uno sforzo e un impegno. Tuttavia sincerarsi di aver capito che cosa si sta facendo e soprattutto il motivo, potrebbero già essere un primo passo nell’evitare certe sviste grossolane e poco appropriate. Aggiungo che, se qualcuno facesse anche attenzione al risultato delle sue azioni immediate, farebbe un favore a tutti. Basterebbe poco per evitare la noncuranza, ma essa è subdola e s’insinua dappertutto, anche quando si tratta di leggere con attenzione un testo ben scritto e dettagliato.