NYC-CUN-MIA – 14 novembre

Essendo un amante della corsa mi sarebbe piaciuto farmi qualche chilometro a Central Park. Però avevo deciso di rinunciare per via del clima e del programma serrato che ci attendeva nei pochi giorni a disposizione per visitare la città.
Il programma del giorno prevedeva di visitare la zona sopra a Midtown e nei pressi del parco, nonché Broadway e, finalmente, di percorrere con calma la 5a. Si prospettavano molti altri chilometri a piedi.

L’Hotel Belvedere si trova a pochi metri dai famosi teatri di Broadway. Verso le 7:00AM e dopo aver fatto colazione in un caffè gestito da due giovani italiani, siamo andati alla ricerca — da veri appassionati di musica — dello Studio 54 (o di quello che restava, giacché già anni prima era stato trasformato in un teatro, il Roundabout Theater, 254 W 54th St). Da lì saremmo poi dovuti andare verso Central Park, risalendo dalla 5a e così incrociare anche il MoMa (che invece si trova sulla 53a, quindi non siamo riusciti a vederlo in quel primo passaggio…).

Ci siamo invece imbattuti nel celebre LOVE, opera d’arte permanente creata da Robert Indiana all’angolo tra la 6a Avenue e la 55a strada. Dopo la foto di rito, giungiamo finalmente sulla 5th Avenue. Dirigendoci verso il parco notiamo una decina di persone in fila davanti a Tiffany & Co. Barbara ricordava che, solo pochi giorni prima della nostra partenza, la nota gioielleria avrebbe aperto il suo primo ristorante, dando vita a un sogno che si trascinava da quasi mezzo secolo e incarnato da una splendida Audrey Hepburn. Per lei, poter fare colazione da Tiffany, sarebbe stata un’esperienza indimenticabile.

Così Barbara chiede di avvicinarci e di provare a vedere se la fila in questione era per chi desiderava prenotare un posto e, con un po’ di fortuna, magari per il giorno stesso. E infatti, le donne (e quel paio di uomini che le accompagnavano) erano nell’attesa di poter farsi assegnare un posto nel nuovissimo ristorante del 4° piano chiamato The Blue Box Cafe (727 5th Avenue).

Mentre attendevamo il nostro turno, i collaboratori coccolavano le signore (e anche noi accompagnatori) con della cioccolata calda (rigorosamente in cup brandizzate Tiffany!). Il nostro slot era previsto alle 10.30AM, con un SMS che sarebbe stato inviato 15 minuti prima per confermare la disponibilità, ma ciò implicava che avremmo dovuto visitare la zona di Central Park e Upper East Side di corsa. Erano infatti le 8.30AM. E, come c’era d’aspettarsi, urgeva anche una sosta in bagno (complice il caffè e la doppia dose di cioccolata calda).

Dopo una sosta al primo Starbucks dietro l’Apple Store sulla 5a, ci incamminiamo all’interno di Central Park. Con passo velocissimo superiamo lo Zoo e proseguiamo verso il Metropolitan Museum of Art. L’idea era di arrivare fino al Guggenheim gettando un rapidissimo sguardo ai laghetti e al lago (Jacqueline Kennedy Onassis Reservoir), alle sculture e alle varie edificazioni che caratterizzano il parco newyorkese. Peccato che una sola tappa in bagno non era stata sufficiente. Nascondersi dietro una pianta in una città ipersorvegliata non si sarebbe perciò rivelata una buona idea e restava solo il trovare un bar o un locale dove potersi fermare.

In certe situazioni le distanze hanno un certo impatto. Superato il Met e data una rapida occhiata al Guggenheim, per entrambi la situazione stava decisamente diventando disperata: il bar adiacente al museo non aveva un bagno agibile(!) e così ci era toccato cercarne uno qualsiasi percorrendo la Madison avenue. Per fortuna che ci sono sempre degli Starbucks nel raggio di 5-10 minuti. Probabilmente è una strategia commerciale, ma il fatto è che salva da situazioni imbarazzanti. Invece del caffè, Barbara aveva optato per un cioccolatino a forma di lecca lecca (o lollipop). Sicuramente meno rischioso di un ennesimo caffè…

Ritornati sulla 5a tagliando per l’84a, era ormai tempo di fare… Colazione da Tiffany! L’SMS non era arrivato, forse perché avevamo disattivato il roaming e perché facevamo completamente affidamento solo alla rete wi-fi gratuita LinkNYC (veramente molto comoda e veloce); presente un po’ dappertutto a Midtown, un po’ meno nelle vicinanze di Central Park. Una rapida occhiata ai palazzi signorili che si affacciano sul parco ed eccoci a destinazione. Prima però di accomodarci al nostro tavolo prenotato al 4° piano, ci siamo permessi un’ultima, rassicurante, tappa nei bagni di Tiffany (che sono al 6°).

È stata veramente una piacevolissima esperienza pranzare da Tiffany. Non solo per l’idea in quanto tale, ma proprio perché si è mangiato bene (e a un prezzo assolutamente ragionevole). Sarà forse stato il fatto che era aperto solo da 3 giorni, ma il servizio e la gentilezza degli inservienti si è rivelata impeccabile. A noi è piaciuto e credo che Barbara si sia sentita coinvolta in un evento speciale, perché solo poche persone prima di noi a quel momento avevano avuto la possibilità di parteciparvi!

Dopo aver fatto un giro nel negozio (e fatto un regalo a Barbara) lasciamo Tiffany & Co. per fare un salto, a solo un’entrata di distanza, nel più grosso store della Nike al mondo, Niketown, e per poi proseguire nuovamente lungo la 5a. La gioielleria si trova accanto alla Trump Tower, nella quale lanciamo una rapidissima occhiata dopo essere stati controllati e perquisiti. Diciamo che non ci è sembrato il luogo più solare di New York.

I nostri Apple watch segnavano la 1:00PM e in programma si prevedeva anche un po’ di shopping. Se il giorno precedente ci eravamo accontentati di un baseball cap acquistato in un gift shop, in quel giorno dovevamo assolutamente acquistare quello ufficiale dei New York Yankees. Non solo: Io desideravo una felpa, visto che le mie avevano più anni di quelli del nostro matrimonio e urgeva un — almeno parziale — ricambio di guardaroba.

Ci siamo così percorsi per la terza (o forse anche la quarta) volta la 5a avenue verso Sud, fino quasi all’Empire State Building, alla ricerca del negozio degli Yankees ufficiale (che credevo di avere intravisto forse la prima sera). Store giganteschi dei più grandi brand e l’immancabile Saks fanno da contorno al vialone, molti gift shop e altro, ma di un official store nemmeno l’ombra per diversi chilometri.

Una volta trovato l’agognato negozio (Yankees Clubhouse Store, 393 5th Av – quasi sulla E 36th St) e fatti gli acquisti, toccava a lei, dato che non aveva trovato nulla che le andasse a genio, se non un cappellino e una semplice t-shirt. Breve nota: le taglie da uomo, persino la S, mi erano grandi… Ho dovuto prendere 2 hoodie M della collezione kids! Barbara invece è stata accontentata da Abercrombie & Fitch, praticamente di fronte alla Trump Tower e ormai al calar del sole.

Dato che al mattino avevamo mancato il MoMa era giunto il momento di andare a cercarlo. Sarebbe stata una delle ultime tappe della nostra visita newyorkese. Proprio di fronte all’entrata del Museum of Modern art (E 53rd St) si trova anche una particolarissima biblioteca pubblica, la 53rd Street New York Public Library, caratterizzata da degli “scaloni” e cuscini per la lettura. Sull’insegna faceva capitolino l’annuncio dove era riportato che quella era la seconda libreria più grande dopo quella del Congresso.

Un caro amico ci aveva caldamente consigliato do non perdere la vista dal Top of the Rock, il punto panoramico del Rockefeller Center. Come già era capitato nelle precedenti visite, file o lunghe attese per superare i controlli non ve ne erano. Così, attorno alle 6:45PM eravamo già sul tetto di quello che effettivamente era uno dei punti più suggestivi della città. La vista era totalmente aperta e, essendo leggermente più in basso sia dell’Empire sia del One World Observatory, l’impatto con la skyline notturna di New York era molto più particolare. La prossima volta a New York varrà sicuramente la pena ritornarci e salirci di giorno.

Per completare il “tour gastronomico” in stile newyorkese, mancava all’appello la bisteccona. Nella zona attorno a Times Square vi sono numerosi locali, ma quasi tutti quelli che incrociavamo ci parevano un po’ troppo sofisticati da come ci immaginavamo noi una steak house, tranne forse uno chiamato Tad’s (761 7th Av & 50th St) non troppo distante dal Radio City Music Hall. Diciamo che l’interno era rimasto fermo agli anni 70-80 (… e forse anche l’ultima pulita risaliva a quegli anni), ma il cibo era veramente ottimo e il padrone si era dimostrato veramente simpatico. Il posto, quando eravamo arrivati noi era vuoto, ma si è poi riempito quando stavamo per andarcene, verso le 8:00PM.

Un’ultima sosta a Times Square era d’obbligo. Ci incuriosiva anche il M&M’s World, flagship store dei confettini colorati. Sui tre piani era stato allestito tutto il merchandising immaginabile, nonché la possibilità di acquistare a peso anche varietà che da noi probabilmente non sarebbero mai arrivate: tipo gli M&M’s arancione al gusto pumpkin o quelli verdi menta… al gusto di menta. Forse perché non eravamo molto pratici, ma con i dispenser self-service dobbiamo aver esagerato un po’… Infatti, è stato alquanto scioccante pagare quasi $40 per 1.5Kg di M&M’s ($12 per libbra o pound)!

In albergo ci era toccato ricomporre le valigie in previsione del volo che avremmo dovuto prendere al mattino seguente per il Messico. Ci è voluto un po’ di ingegno logistico, dato che passavamo dall’ormai clima invernale newyorkese a quello caldo tipico dei Caraibi. Restavano da scrivere un paio di cartoline (che, anche se un po’ démodé, fanno sempre piacere) e un’ultima notte da trascorre nella Grande Mela.