NYC-CUN-MIA – 15-16 novembre

Anche quella mattina ci eravamo svegliati molto presto. Il trasporto organizzato con il Belvedere sarebbe arrivato attorno alle 8:00AM. In un’oretta ci avrebbe portati fino al JFK, così da rispettare le canoniche 3 ore che devono precedere il decollo. Avevamo ancora tempo per un ultimo giro nei dintorni. Invece di fare una colazione di tipo tradizionale avevano optato per sostituirla con gli M&M’s acquistati la sera precedente (e magari ridurne un po’ la quantità).

Il nostro albergo confinava con Hell’s Kitchen. Non c’era tempo per addentrarsi, ma una sbirciatina non ce la volevamo lasciar scappare. Il taxi, infatti, era già pronto per accompagnarci attraverso il Queens fino all’aeroporto. Passati tutti i controlli avremmo dovuto ancora aspettare un paio di ore. Ci stava del junk food per completare il tour delle cibarie statunitensi: era la volta di Dunkin Donuts e una colazione ipercalorica, incluso un improbabile dolce dello stesso colore dell’abbigliamento e della borsa di Barbara…

Durante il volo, siccome non era previsto il servizio per il pranzo, ci siamo nuovamente dedicati al consumo dei confettini colorati. Inoltre, non era nemmeno disponibile l’entertainment… 4h15′ di volo noiosissimi: a consolarci il pensiero di aver vissuto 3 giorni indimenticabili (e qualche M&M’s!). Ma ormai avevamo dato l’arrivederci a New York e attendevamo il benvenuto di Cancun alle 16.40 (in Messico si usa il sistema decimale) e della nostra destinazione prevista, il resort a Playa del Carmen, verso l’ora di cena.

Appena ripresi i bagagli e usciti dalle mura dell’aeroporto di Cancun, il freddo era ormai solo un ricordo. Un bel tepore ci stava accogliendo e già speravamo di riuscire a immergere i piedi nel mare appena arrivati all’Occidental Allegro Playacar (Playa del Carmen, Quintana Roo). Purtroppo la durata della trasferta si era rivelata un po’ più lunga del previsto, dato che sul shuttle bus eravamo diverse persone con destinazioni differenti. Non poteva essere altrimenti: siamo stati gli ultimi a scendere (e di conseguenza i primi a doverlo prendere per tornare alla fine del soggiorno in aeroporto).

Il nostro complesso si trova all’interno di una zona sorvegliata da guardie armate, nella quale solo chi possiede un lasciapassare può accedere. Si tratta di un quartiere turistico dove vi sono oltre a giganteschi residence anche ville e case di turisti, quasi tutti benestanti. La strada interna, che collega tutto il complesso, è lunga circa 8km. Da dove si trovava il nostro resort si doveva perciò camminare per circa 2km prima di arrivare alla barriera che ci separava dalla città (di ca. 200’000 abitanti) di Playa del Carmen.

Era già calato il sole. Per quella sera il mare non l’avremmo visto, ma ci saremmo dedicati a una confortante cena nel ristorante principale. Prima però dovevamo sistemarci nel nostro villino su due piani, che però non ci aveva del tutto convinti. In fondo avevamo chiesto il piano superiore e quello avremmo ottenuto (il giorno dopo, in un altro villino). La stanchezza aveva di nuovo fatto capolino: verso le 21.00, e nonostante la musica dello spettacolo che si teneva nel teatro non molto distante, stavamo già dormendo.

Il giorno seguente eravamo già svegli verso le 5:00 del mattino. Io mi ero portato le scarpe e l’abbigliamento per correre e avevo deciso di farmi un’uscita prima che il sole e il caldo iniziassero a essere insopportabili. Dopo ca. una quarantina di minuti sono rientrato davvero entusiasta e pronto per affrontare la prima giornata in spiaggia. Il mare non l’avevamo ancora visto, ma sarebbe stata la prima cosa subito dopo aver fatto colazione (che, quando è a buffet, tende a essere un po’ esagerata).

Finalmente, verso le 8:15, la tanto desiderata sdraio sotto le palme. Il mare era un po’ mosso e non limpidissimo, ma nonostante tutto sembrava di essere giunti in paradiso. Senza contare che con un all-inclusive dalle 10:00 del mattino al bar della piscina ci si poteva “sfondare” di ogni tipo di cocktail o bevanda immaginabile. Alla sera avevamo avuto modo di conoscere Greta, una delle animatrici della Eden Viaggi. Era venuta, insieme il collega Samba, a darci nuovamente il benvenuto e a spiegarci quali erano le varie attività previste per intrattenere gli ospiti.

Non so cosa mi era preso, ma avevo voglia di partecipare a qualsiasi sport di gruppo come il beach volley o ai giochi pomeridiani… Sinceramente, non so dare una risposta sensata. Comunque Barbara se ne stava beata sulla sdraio e non penso che starcene 10 metri distanti fosse un dramma. Il fatto è, che già dopo 5 minuti al primo giorno sono riuscito a farmi una brutta escoriazione sul piede… Ho una cicatrice grande come una moneta da 2 franchi, tutt’oggi ancora visibile. Tuttavia, non ho mai desistito dal giocare, sia al mattino sia alla sera, per (quasi) tutto il periodo che siamo rimasti a Playa del Carmen.

Il pranzo veniva servito al ristorante bar della piscina: nulla fa vacanza come il mangiare sotto un ombrellone, il sole e la vista sul mare. Una cartolina che ci siamo impressi per sempre nella memoria. Dopo pranzo gli animatori alternavano ogni due giorni il bingo (la nostra tombola) e un quiz musicale. Siccome tutti quelli attorno alla piscina venivano coinvolti, anche noi cercavamo di essere della partita. Non abbiamo mai vinto, ma in realtà contava molto di più partecipare e divertirsi.

Il sole calava abbastanza presto, verso le 17.15-17.30. Inoltre, anche la temperatura calava parecchio e alla sera non si poteva stare senza un giacchettino o un maglioncino. C’era sempre un po’ di vento e nei locali c’era tendenza a tenere accesi o il condizionatore o i ventilatori. Diciamo che ci aspettavamo che fosse sempre caldo, ma quei gradi in meno non erano poi un dramma.

Quella sera Barbata aveva saputo che a Playa del Carmen c’era un Walmart. Siccome non aveva ancora lavato i capelli e il suo asciugacapelli sicuramente non era utilizzabile (220V contro 110V), desiderava acquistarne uno. Così ci siamo incamminati fino al noto centro commerciale, uscendo dal perimetro e poi attraversando una parte della città. Saremmo dovuti passare, anche solo per vederla, dalla 5a Avenida, la strada più frequentata e turistica della zona.

Forse perché eravamo concentrati sulla missione e anche un po’ affaticati, avevamo deciso di rimandare a un altro momento e proseguire per delle vie collaterali che ci avrebbero portato più velocemente a Walmart. Lì, ovviamente, di asciugacapelli ve ne erano di tutti i tipi: abbiamo acquistato quello che a suo avviso era il miglior compromesso tra qualità e prezzo. Considerando che i prezzi in Messico sono decisamente più bassi rispetto ai nostro, devo dire che abbiamo fatto davvero un affarone.

Alle 20.00 eravamo di nuovo all’Occidental Allegro Playacar: in pratica avevamo fatto una camminata di quasi 10km in poco meno di un paio d’ore e, in aggiunta alla giornata al mare, eravamo decisamente affamati. Al giovedì veniva regolarmente proposta la serata messicana. Golosi come siamo, non ci siamo risparmiati davanti al ricco buffet.