NYC-CUN-MIA – 17-22 novembre

La permanenza in un resort al mare non si può certo immaginare ricco di imprevisti o di colpi di scena. Le giornate di solito si alternano più o meno così: sveglia, colazione, spiaggia, pranzo, spiaggia, cena, un po’ di dopocena, nanna. Variazioni sulla sequenza posso riguardare eventuale attività sportiva, eventuali escursioni oppure eventuali nottate in un qualche locale.

Da parte nostra io mi concedevo, un giorno sì e l’altro no, una corsa di 8km. L’unica escursione che avevamo deciso di fare era a Chichen Itza, possibilmente in una giornata di pioggia o se non tale, almeno che non ci incoraggiasse a stare in spiaggia. Siccome queste uscite erano cadenzate ci eravamo prenotati per il 23 novembre, in pratica un paio giorni prima di partire. Non ci era nemmeno venuto in mente di andare a far serata… Praticamente non riuscivamo a stare svegli fino a dopo le 22.00, figuriamoci andare in una discoteca!

Andare a letto presto significa perciò svegliarsi presto. Verso le 5.00 eravamo già in piedi e spesso ci facevamo il nostro caffè (americano) sul terrazzo del villino. A volte ci capitava anche di vedere aggirarsi nei giardinetti degli animaletti simili a dei conigli, i Sereke (o almeno così pare si chiamino da quelle parti). Non essendo troppo distanti dalla giungla messicana, nel resort si aggiravano anche altre specie animali come le iguane o i procioni, qualche uccello simile ai nostri corvi — ma più colorato — e, per fortuna, pochissime zanzare.

Sta di fatto che in generale delle nostre giornate in Messico, oltre che sembrare veramente molto brevi (lo pensiamo solo noi o è vero che quando si è in vacanza pare che il tempo scorra parecchio più rapidamente?), non avevamo chissà quale aneddoto da condividere, convinti di esserci immersi nella più scontata delle routine di un soggiorno al mare. Non avevamo però pensato all’unica cosa che avrebbe potuta sconvolgerla: ammalarci!

Infatti, oltre a non star bene (appunto), subentra un senso di frustrazione pazzesco perché ci si rende conto che il tempo necessario a guarire è direttamente sottratto a quello che sarebbe invece normalmente destinato al godersi lo svago! Un problema allo stomaco ci ha colpito un paio di giorni dopo il nostro arrivo. Io me la sono cavata in poche ore, dal pomeriggio del venerdì fino a sabato mattina.

Barbara invece ha accusato i primi sintomi poco dopo di me e si è sentita come la posseduta de “L’esorcista”… Ovviamente niente spiaggia per tutta la domenica. Siccome non eravamo gli unici, pensavamo che ci fosse qualche virus o chissà cosa, in particolare nel cibo. E sempre ovviamente, lo star così male ci aveva fatto cambiare idea sia sulla quantità e, soprattutto, sulla tipologia di alimentazione che avremmo avuto da lì in poi. Il disagio ci è comunque rimasto per diverso tempo, anche dopo il rientro a casa.

Ci eravamo comunque ripresi abbastanza bene. Al resort si poteva cenare in 2 ristoranti: nel principale e in quello sulla spiaggia. In quest’ultimo si serviva messicano à la carte (non che il cibo messicano mancasse in quello principale, ma, forse complice l’atmosfera, il fatto di essere stati male e l’ambiente più curato, sembrava più buono). Ci siamo “regalati” le serate del lunedì e del martedì le quali, ammettiamo, sono state davvero molto piacevoli. Una volta addirittura ci siamo concessi uno degli spettacoli che ripropongono a rotazione, osando coricarci addirittura dopo le 23.00.

La mattina del 22 ci siamo incamminati fino alla fine della spiaggia e del perimetro di Playacar, in direzione della giungla. Avevamo fatto lo stesso il giorno prima, ma nel senso opposto e arrivando quasi a Playa del Carmen. In quella zona, non essendoci quasi nessuno se non qualche curioso come noi, il mare era ancora più limpido e invitante. Ovviamente non avevamo pensato di portarci dietro i cellulari quel giorno, così ci siamo ripromessi di ripercorre gli 8-10km (tra andata e ritorno) ancora una volta per fare qualche scatto prima di ripartire.

Il resort aveva principalmente turisti italiani, argentini e canadesi. Un nutrito gruppo di questi ultimi era in Messico per celebrare un matrimonio che si sarebbe tenuto al sabato, il giorno prima della nostra partenza. Avendo legato un po’ con loro facendo ogni tanto qualche chiacchiera o gioco proposto dall’animazione, ci avevano invitati al banchetto che avrebbero allestito subito dopo le promesse sulla spiaggia. È inutile dire che i canadesi hanno messo a dura prova il bar e le sue scorte di alcolici… Avessimo consumato anche solo la metà, ma in due, di quello che una sola ragazza del gruppo riusciva a bere sin dall’apertura dell’open bar saremmo stati ricoverati per coma etilico. Era impressionante… e che stomaco!

Un altro elemento che rende una vacanza perfetta è la colonna sonora. Ovviamente, essendo in Messico, la faceva da padrona la latin pop che veniva diffusa dagli altoparlanti un po’ in tutta l’area della piscina e parte della spiaggia. È musica allegra e festosa, che ti invita a voler in qualche modo muovere le gambe e a tenere il ritmo. Ci avevano parlato del Coco Bongo, un locale famosissimo (almeno da quelle parti) che praticamente propone quasi ogni sera un concentrato tra discoteca, festa al college e spettacolo circense, non molto distante dai “party” che si vedono nei film. Inizialmente non era nei nostri piani, ma poi ci siamo lasciati tentare, prenotandoci per il 24 sera.

Ormai era già passata una settimana e il giorno successivo, ovvero il 23 novembre, era la giornata scelta per la nostra escursione a Chichen Itza, una delle sette meraviglie del mondo moderno.