NYC-CUN-MIA – 24-25 novembre

Il giorno dopo la nostra escursione a Chichen Itza ci siamo svegliati comunque presto. Io ero uscito per andare a correre e Barbara si era preparata per andare in spiaggia. Eravamo in forma e volevamo goderci il più possibile sia quella giornata sia quella successiva.

Siccome qualche giorno prima non avevamo preso con noi i cellulari in occasione della passeggiata fino ai confini della spiaggia, avevamo deciso di ripetere l’esercizio quella mattina. Così, muniti di sacchetto di plastica per proteggere il prezioso apparecchio, occhiali da sole, cappellino e un paio di bottigliette d’acqua, abbiamo percorso i diversi chilometri che distano tra il resort e la giungla. Era una giornata splendida e, tra andata e ritorno, anche in quell’occasione ci eravamo assentati per quasi 2 ore.

Il pensiero di prolungare di qualche giorno la nostra permanenza aveva fatto breccia. Ma nonostante fossimo tentati, da un punto di vista organizzativo si sarebbe rivelato un incubo e per questo vi avevamo rinunciato. Durante il giorno notavamo come il gruppo di canadesi con il quale avevamo legato stava iniziando ad agitarsi per il matrimonio sulla spiaggia previsto il giorno dopo. La sposa era intenta a dare istruzioni allo staff dell’Allegro e a pianificare il tutto. Il futuro sposo, anche se non voleva farlo apparire, era decisamente nervoso. Ovviamente il consumo alcolico aveva superato di gran lunga i livelli dei giorni precedenti.

Da parte nostra ci chiedevamo come avremmo fatto a restare svegli fino alle 22.30, ora in cui sarebbero passati a prenderci per portarci al Coco Bongo. Fino ad allora solo in un paio di occasioni eravamo rimasti svegli oltre le 22.00. Ma non era tanto quello a preoccuparci, ma piuttosto il fatto che il giorno dopo sarebbe stato l’ultimo intero trascorso in Messico e che sarebbe stato peccato non riuscire ad approfittarne pienamente. Oltretutto avevamo dimenticato che il volo per Miami decollava alle 8.00, il che forzatamente prevedeva il lasciare l’albergo almeno 4 ore prima, cioè alle 4.00 del mattino di domenica (1 ora per il viaggio e 3 ore standard in aeroporto).

Così, dopo cena, ci siamo preparati per la nostra uscita in “notturna”. Un dress code non era previsto, ma ci avevano caldamente raccomandato di calzare delle scarpe chiuse, visto la tipologia di locale e la probabilità che per terra vi fosse di tutto. Arrivati a Playa del Carmen verso le 22.45, di fronte all’entrata ci attendeva una lunga coda (la prima di tutta la vacanza!) che ci avrebbe permesso di varcare la soglia all’incirca 45 minuti più tardi.

Mentre aspettavamo un paio di volte si erano avvicinati dei pusher che senza pudore ci chiedevano se volevamo “coca purissima colombiana”… Ovviamente rifiutavamo, ma la cosa ci ha alquanto colpiti. Una volta all’interno siamo stati investiti da un muro di musica da “festa” e da gente di ogni età intenta o a bere o a ballare. E moltissimi uomini della sicurezza.

Effettivamente il locale dava immediatamente l’idea di quello che ci era stato promesso: spettacolo, musica, festa e molto alcol. Avevamo entrambi deciso di non bere alcolici, vuoi perché non volevamo rovinarci il risveglio e il giorno di spiaggia all’indomani, vuoi perché era tutto talmente concitato e frenetico che non ci fidavamo molto del contenuto versato nei bicchieri.

La serata è comunque stata divertente. Agli spettacoli acrobatici si alternavano momenti dove dei sosia imitavano cantanti famosi (Madonna, Freddie Mercury, Michael Jackson, etc.), e il tutto intervallato con brani “tamarri” da, appunto, festa di carnevale. Alle luci e ai video proiettati venivano poi riversati in sala coriandoli, stelle filanti, palloncini. Veramente impressionante il lavoro dello staff, se poi si pensa che il tutto si ripete quasi ogni sera.

Finiti gli spettacoli era il momento dove subentrava la discoteca “pura”. Essendo le 2.00 per noi era anche giunto il momento di rientrare. Pensavamo di farlo ancora una volta a piedi (non era molto distante), ma il buon senso e forse anche una giustificata stanchezza ci ha poi convinti a prendere un taxi e a farci portare davanti all’Allegro.

Considerando che il costo della serata è stato di $150 (americani) e che forse il tipo di locale non rispecchia esattamente i nostri gusti, non crediamo che in un futuro rivivremo ancora una serata in quel Coco Bongo o in uno degli altri già esistenti o che stanno aprendo nei paesi caraibici.

Il risveglio al 25 novembre non è stato poi così traumatico. Verso le 9.00 eravamo già in spiaggia, pronti a goderci quegli ultimi momenti di caldo e di mare. In serata avremmo dovuto preparare le valigie e ricordarci di mettere la sveglia al più tardi alle 3.00. Inoltre, al pomeriggio si sarebbe celebrato il matrimonio in stile americano (dei canadesi) e ci sarebbe dispiaciuto non poterlo vedere.

Per finire siamo rimasti nella zona della piscina ben oltre le 18.00 e ancora dovevamo lavarci, andare a cena e preparare le valigie. Complice forse anche la stanchezza della nottata il tutto si stava traducendo in un momento molto stressante. Ci dicevamo che il giorno dopo avremmo potuto recuperare dormendo in aeroporto e poi sul volo a destinazione Miami, ma in verità sapevamo entrambi che era poco probabile, anche per la breve durata del volo, riuscirci.